I Centri per l’Apprendimento Permanente delle Università
Le Università saranno nei prossimi tempi sollecitate e incentivate a intraprendere azioni relative alla nuova missione di sedi di apprendimento permanente. Un processo che implica innovazioni nei compiti istituzionali dei docenti, nella didattica, nelle nuove professionalità del personale tecnico e amministrativo, nel tutoring e nelle stesse forme organizzative in generale. Emergono già segnali di sviluppo di
diverse esperienze e modalità innovative in questa direzione.
Una proposta concreta è quella di realizzare all’interno degli Atenei i CAP – Centri per l’Apprendimento Permanente non come organismi isolati, ma collegati in rete fra loro, potenziandone l’efficienza e la ricaduta nell’ambito occupazionale.
I Centri dovranno organizzare servizi alla persona e alle organizzazioni, traducibili in percorsi formativi articolati sia su base individuale che in misura delle esigenze delle organizzazioni. I Centri dovranno inoltre curare la formazione dei formatori necessari alla nuova offerta didattica. Saranno i Centri a realizzare una effettiva partnership con il territorio, le organizzazioni professionali, le imprese.
Si rinvia per maggiore completezza alle indicazioni contenute nel documento ministeriale “Linee di Indirizzo: L’università per l’apprendimento permanente” che può essere consultato direttamente sul sito del MiUR, e di cui si riportano alcuni estratti (pp. 4-5):
“I CAP e il sistema nazionale e regionale per l’apprendimento permanente
I Centri delle Università dovranno operare in un quadro regionale e nazionale. Esso richiede la realizzazione di un sistema di accreditamento e del riconoscimento degli apprendimenti, comunque acquisiti (formali, informali, non formali), con procedure di qualità e certificabili. (…)
Le attività fondamentali dei Centri per l’Apprendimento Permanente
Possono essere individuate almeno tre linee di azione, riguardo alle quali un Ateneo può sviluppare nuove iniziative che corrispondano alle richieste degli obiettivi sia comunitari che nazionali, e alle esigenze espresse da utenti reali e potenziali oltre che dal sistema produttivo e sociale.
A) Una prima linea riguarda il riconoscimento delle esperienze e competenze apprese in altri contesti (prevalentemente l’apprendimento informale legato al lavoro). Questa linea porta a realizzare almeno due obiettivi: 1) il riconoscimento per l’abbreviazione di un percorso universitario per coloro che hanno maturato esperienze significative di tipo professionale in un ambito riconoscibile come affine (centrale o periferico) al percorso universitario richiesto; 2) lo sviluppo di percorsi di formazione universitaria più personalizzati e corrispondenti maggiormente alle capacità e competenze sia possedute che da sviluppare, attraverso una didattica più pertinente con le esigenze di tali studenti.
B) Una seconda linea riguarda lo sviluppo di corsi universitari (sia corsi di laurea che corsi di formazione post laurea, come i Master, i perfezionamenti, i moduli certificati) più flessibili nella durata, nei contenuti e nelle metodologie, ad es. integrando metodologie in presenza con metodologie e-learning, per corrispondere a percorsi più specializzati e alle esigenze di professionalizzazione di adulti lavoratori. Occorre inoltre intraprendere azioni mirate per il rientro in percorsi di laurea di centinaia di migliaia di lavoratori che hanno abbandonato gli studi universitari prima di concluderli.
C) Una terza linea riguarda la collaborazione con le organizzazioni pubbliche e private che necessitino di accrescere e sviluppare le competenze dei propri lavoratori e che attraverso forme specificatamente individuate (come ad esempio modelli di Work Based Learning) potrebbero essere coinvolte nello sviluppo di partnership con l’Università per creare percorsi formativi capaci di qualificare i lavoratori adulti favorendo l’integrazione tra l’attività professionale e la formazione universitaria. Si tratta di sviluppare l’integrazione e la co-progettazione tra imprese e Università, per costruire percorsi formativi capaci di migliorare le competenze dei lavoratori e di qualificare meglio le risorse umane, ma anche di valorizzare le competenze possedute e arricchire il sistema universitario di esperienze professionali significative. In una logica di mutuo sviluppo, una progettualità congiunta fondata sulle esigenze reciproche, non può che apportare qualità e qualificazione per potenziare e sviluppare le professionalità.
(…)”
Fonte: MiUR. Ministero dell’Università e della Ricerca. L’Università per l’apprendimento permanente. Linee di Indirizzo. Napoli, 17 marzo 2007

